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Sul ROI delle implementazioni social è stato detto molto, ma ad oggi non è stato possibile trovare una tecnica che permettesse una misurazione realmente completa ed affidabile.

Altrimenti il CDO verrebbe semplicemente relegato nel suo ambito.

In sostanza quel che deve cambiare è la cultura aziendale.

La tecnologia non è altro che uno strumento facilitatore, ma se manca una cultura aziendale adeguata, nemmeno un software da 500.000 dollari riuscirà a far attivare la conversazione.

Bisogna acquisire consapevolezza del fatto che l'azienda dovrebbe essere social internamente, prima che esternamente, e che esistono modi più efficienti, al di fuori della gerarchia, per comunicare.

Qualche giorno fa abbiamo avuto il piacere di intervistare Gianluca Diegoli, esperto di marketing e autore di minimarketing.it, che ci ha fornito il suo insight a proposito di social commerce, aziende e strategie di vendita.

Innanzitutto secondo Gianluca il social commerce è visto come la reintegrazione nell'ecommerce delle dinamiche sociali che influenzavano, motivavano e incentivavano gli acquisti offline.Si tratterebbe quindi di dinamiche aggregative e di socializzazione che esistono già nel commercio tradizionale e stranamente non presenti nella prima fase dell'ecommerce, modellato invece sulla base di un concetto di self-service.Si vengono così a formare conversazioni tra gli acquirenti, i quali sono anche coloro che meglio conoscono i prodotti.La descrizione del prodotto, delle sue funzioni e vantaggi svolta dagli utenti è molto più esaustiva rispetto alle asettiche indicazioni fornite dallo store.Purtroppo molte delle decisioni rilevanti riguardanti l'ecommerce vengono prese in base al guesswork.C'è ancora una "spannometria" elevata, sia nelle attività che negli investimenti, quando invece sarebbe più efficace affidarsi all'osservazione degli utenti, alla misurazione e all'analisi dei dati.